Comuni Italiani Le origini della regione Piemonte, l'evoluzione politica, le vicissitudini, notizie storiche.

Storia Piemonte

Il Piemonte fu abitato, già in epoca neolitica, da diversi gruppi di Liguri, fra i quali i Taurini o Taurisci, fortemente acculturati dagli Etruschi. Questi gruppi si miscelarono, in seguito, ai Galli provenienti dal nord, dando vita ad una popolazione Celto-Ligure rinomata per la fierezza e le virtù militari, che si oppose pugnacemente ai Romani, anche alleandosi con i Cartaginesi in occasione delle Guerre Puniche. Solo nel 25 a.C. Augusto sottomise i Salassi, stanziati originariamente nella Valle d'Aosta, ma ancora in seguito altre tribù si ribellarono ai Romani, e la pacificazione impiegò ulteriormente altri anni ed operazioni di deportazioni da parte di Roma. La regione fece parte, quindi, della Gallia Cisalpina, poi divisa dalla riforma augustea in Transpadana e Ligure.

Con la caduta dell'Impero, il Piemonte fu oggetto di invasioni da parte di Eruli, Sciri e Ostrogoti (IV-V secolo) e fu terreno di scontro fra Bizantini ed Ostrogoti durante la Guerra Gotica; in seguito vennero istituiti vari ducati dai Longobardi, mentre i Franchi elessero il Piemonte come via di penetrazione in Italia (VIII secolo). Con la dissoluzione del regno carolingio sorgono i Marchesati. La Marca degli Aleramici e la Marca degli Arduinici, prima, e il Marchesato del Monferrato e il Marchesato di Saluzzo, in seguito, saranno le entità politiche protagoniste di questa fase della storia del Piemonte, insieme ai liberi comuni. Intorno all'anno mille Adelaide di Susa, del Marchesato degli Arduinici, si sposa con Oddone di Savoia, legando i destini della famiglia francese all'Italia. Alla sua morte il Marchesato si disgregò in una pluralità di piccoli feudi e di liberi comuni: molti comuni, in seguito, parteciparono alla Lega Lombarda contro l'Imperatore.

Nel XIV secolo compare sullo scacchiere piemontese l'influenza angioina, in quanto molti comuni si erano rivolti a Carlo d'Angiò per limitare la potenza in ascesa di Asti. Si costituisce, quindi, una lega antiangioina e, alla cacciata dei francesi si assiste al ritorno e al consolidamento dei Marchesati, mentre i territori orientali cadono in mano viscontea. Alla fine del trecento prende piede un tentativo di penetrazione dei Visconti che avrà breve vita; nel XV secolo si disgregano i possedimenti viscontei: nel 1432 Giovanni Giacomo del Monferrato diventa vassallo dei Savoia che incamerano i patrimoni dei milanesi e saranno momentaneamente la potenza egemone della regione con la signoria di Amedeo VIII a cui si deve la trasformazione della contea in ducato, gli Statuta Sabaudiae e la fondazione dell'Università di Torino. Durante il Rinascimento anche il Marchesato di Saluzzo vive la propria età d'oro con Ludovico I e Ludovico II.

La situazione politica del Piemonte viene radicalmente trasformata nel XV secolo, alla morte di Amedeo VIII con la discesa in Italia di Carlo VIII, prima, e Luigi XII, dopo. I francesi giungono, infatti ad occupare interamente la Savoia. Con la Pace di Cateau-Cambresis, Emanuele Filiberto di Savoia recupera il Ducato e nel 1562 sposta la capitale dello stato da Chambery a Torino, spostando definitivamente il baricentro dello stato sabaudo dalla Francia all'Italia.

Gli anni seguenti vedranno i Savoia gradatamente espandere la loro influenza su tutto il Piemonte storico, giocando un intelligente ruolo politico internazionale fra le varie potenze e alleanze protagoniste; Carlo Emanuele I riceve nel 1601 Saluzzo dai francesi con la Pace di Lione; Vittorio Amedeo I ottenne parte del Monferrato nel 1631 con la Pace di Cherasco; nel 1713 Vittorio Amedeo II ottiene con il Trattato di Utrecht Casale, il Monferrato e la Valsesia; nel 1720 col trattato dell'Aia i Savoia conquistano la Sardegna ed il titolo di Re di Sardegna.

Nel XVIII secolo il Piemonte è protagonista di un grande sviluppo economico e sociale: sulle ceneri dei rapporti servili fioriscono le mezzadrie; fiorente il commercio con i principali mercati europei; discreta è la predisposizione del sistema politico a riforme in senso moderno e democratico; vi è la presenza di una burocrazia discretamente moderna ed efficiente; le elites adottano una politica di incentivazione delle attività commerciali anche attraverso la costruzione di infrastrutture, di strade e valichi.

Dopo la parentesi napoleonica il Piemonte diventa naturalmente centro di attrazione degli ideali liberali, patriottici, romantici e risorgimentali. Il Piemonte è così il principale motore del processo di unificazione dell'Italia come stato-nazione; Torino sarà la capitale del Regno d'Italia dall'anno della sua fondazione (1861) al 1865.

Durante la rivoluzione industriale il Piemonte, come tutto il Nord-Ovest, registra elevatissimi tassi di crescita, tanto da essere identificato con la grande industria di tipo fordista. Questa eccellenza continuerà a lungo, tanto da rendere il Piemonte una delle principali mete di immigrazione di lavoratori dall'Italia meridionale, mutando drasticamente il tessuto sociale ed urbano delle principali città, durante buona parte del Novecento, fino agli anni del boom economico. Sono gli anni della grande fabbrica e delle lotte sociali del movimento operaio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Piemonte è stato uno dei principali centri di Resistenza antitedesca e della Lotta Partigiana. Alla fine della guerra il Piemonte assume l'attuale configuazione con la perdita di alcuni territori ceduti alla Francia (Tenda e Barcelonetta) e il distaccamento della Valle d'Aosta costituitasi regione autonoma a statuto speciale.

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