Comuni Italiani Le origini della regione Emilia-Romagna, l'evoluzione politica, le vicissitudini, notizie storiche.
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Storia Emilia-Romagna

Già sede di civiltà villanoviane, l'Emilia-Romagna fu popolata dalle popolazioni italiche degli Umbri, degli Etruschi, fondatori di Bologna, e dai Galli (Senoni, Lingoni e Boi) che, dal IV secolo a.C. in poi, sottomisero le genti autoctone.

La penetrazione romana avvenne a partire dal III secolo, con la fondazione di Ariminum (Rimini). Dopo un primo momento di pacifica convivenza fra Latini e Celti, quest'ultimi, in grado di soggiogare altre popolazioni italiche dell'Italia centrale, giunsero ad un violento scontro con Roma; sotto la guida di Brenno i Galli riuscirono addirittura a sottoporre i romani all'umiliazione del Sacco di Roma (390 a.C.), venendo però, in seguito, gradualmente respinti oltre i confini delle Alpi, grazie alle gesta di Scipione l'Africano, ed assimilati dai Latini. Nel II secolo l'Emilia-Romagna era un'importante regione di Roma attraversata dalle vie Flaminia ed Emilia. Durante gli anni di crisi dell'Impero Romano, Ravenna diviene la capitale dell'Impero d'Occidente.

Nel 476 d.C. la caduta di Ravenna in mano di Odoacre, re degli Eruli, significa la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Con la guerra greco-gotica l'Imperatore d'Oriente riesce a strappare Ravenna mentre il resto della regione è in mano Longobarda (586). L'esarcato ravennate è una delle più importanti realtà bizantine in Italia. I Longobardi, nel 751, riescono ad impossessarsi dell'Esarcato, ma viene loro subito tolto da Pipino il Breve che lo dona al Papa. La Romagna, ex bizantina, diviene così una delle prime aree a costituire lo Stato Pontificio, seguendone le sorti. Nell'Emilia, ex longobardia, dopo la morte di Matilde da Canossa, ha inizio l'età dei liberi comuni, segnata dagli scontri fra impero e papato, guelfi e ghibellini, e fra i comuni in lotta fra di loro. Bologna, ricco comune sede del rinomato Studium, viene ceduta al Pontefice da Carlo Magno.

Il Rinascimento è l'età d'oro per le città, ora trasformatesi in Signorie. Il ducato di Parma-Piacenza e Guastalla è un'importante centro del Rinascimento, prima sotto i Farnese e, dal 1731 in poi, sotto i Borbone. Modena, libero comune già parte della Lega Lombarda contro il Barbarossa durante il medioevo, è Ducato estense insieme a Reggio (1452). Ferrara è anch'essa splendido Ducato sotto la famiglia d'Este, prima di essere annessa allo Stato della Chiesa nel 1598. Cesena, dopo la signoria degli Ordelaffi nel Trecento, diventa Ducato con Cesare Borgia, per tornare alla Chiesa con la morte del Valentino. Forlì, signoria degli Sforza, viene anch'essa inglobata da Roma con la morte di Cesare Borgia e lo stesso capita a Rimini dopo essere stata perla del Rinascimento sotto la signoria dei Malatesta.

L'età napoleonica vede il passaggio di molte città alla Repubblica Cispadana. Con la Restaurazione, Parma e Piacenza passano ai Borbone e Modena agli Asburgo-D'Este. I moti liberali del 1831 portano alla nascita del breve governo delle Province Unite e al sacrificio del patriota Ciro Menotti. I moti risorgimentali continuano fino all'unità d'Italia. L'amministrazione piemontese crea la regione Emilia, in disuso dai tempi dell'antica Roma.

Fra i secoli XIX e XX sorge in Emilia-Romagna un forte movimento bracciantile e socialista organizzato in leghe e cooperative, soprattutto di orientamento riformista. La reazione dei proprietari terrieri viene veicolata dallo squadrismo fascista che trova nella regione infausta terra d'elezione.

L'Emilia-Romagna è attraversata dalla linea gotica e viene occupata dai nazisti. Eroico centro di attività resistenziali per opera dei partigiani, subisce barbare rappresaglie tedesche con l'uccisione di donne e bambini lungo tutto l'Appennino reggiano e modenese (Marzabotto e Ferrara). Il dopoguerra vede un grande sviluppo dell'agricoltura e dei servizi.

La regione, dotata di un efficiente governo locale e da sempre esempio di buona amministrazione, è negli anni settanta roccaforte elettorale del PCI.

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